Le competizioni si vincono a partire dai rivetti. Parola di Giampaolo Dallara

Dallara Automobili da Competizione, cliente Würth dal 2004, viene fondata dall’attuale Presidente, l’Ing. Giampaolo Dallara, il quale, dopo aver lavorato in Ferrari, Maserati, Lamborghini e De Tomaso, vuole continuare a coltivare il suo sogno di lavorare nel mondo delle vetture da competizione e, nel suo paese natale di Varano de Melegari (Parma), dà vita nel 1972 alla “Dallara Automobili da Competizione”.

dallara automobili da competizione
A sinistra Andrea Pontremoli, Amministratore Delegato e Direttore Generale, a destra Giampaolo Dallara, imprenditore e fondatore della "Dallara Automobili da Competizione"

Gian Paolo Dallara: dalla Miura alla Dallara. Chi la osserva, chi osserva ciò che ha creato, ha l’impressione che lei sia sempre non un passo, ma 100 in avanti. Come ci si sente a guardare indietro? Nel futuro che immaginò 10 anni fa, c’era anche questo presente?

C’è qualcosa che mi stupisce ogni giorno. A partire dagli ultimi 25 anni c’è stato un cambiamento nel modo di cambiare, dovuto alla diffusione delle nuove tecnologie e la possibilità di trasmettere informazioni velocemente. Quello che è una certezza oggi può diventare un dubbio domani e nel mondo dell’automobile, come dappertutto, il vero esercizio è essere preparati e flessibili ai cambiamenti.

È merito anche suo se oggi si parla di “Mondo dell’auto”. Esiste un progetto sul quale avrebbe scommesso e che invece non ha avuto successo?

L’evoluzione è sempre concatenata; ci sono periodi caratterizzati da una certa continuità, così come ho assistito a momenti in cui c’è stata una deviazione importante. Per esempio, negli anni ‘80, – in pieno effetto Ralph Nader – si è resa evidente la pericolosità della macchina. Unsafe at any speed: così recitava il titolo del suo libro, che ebbe l’effetto di una bomba sul mondo dell’industria automobilistica, e che ci ha costretti a rivedere la nostra attività. Prima la sicurezza non era un problema, nella mia prima vettura c’era un piattone rigido e davanti al pilota il serbatoio benzina. Allo stesso modo è stata progettata anche una vettura di cui siamo particolarmente orgogliosi, la Fiat x1/9.  Ma anche l’Alfa Beta Montecarlo, con cui abbiamo avuto i primi successi internazionali, era costruita così. Quando sono entrato in Ferrari c’erano ancora i serbatoi di alluminio chiodato accanto al pilota.

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La divulgazione del concetto di sicurezza a bordo dell’auto ha reso possibile il grande salto da cui è iniziato il processo di sensibilizzazione nei confronti delle case automobilistiche. Adesso all’Euro NCAP non si accontentano di passare, ma pretendono le 5 stelle. Se in Italia tutto sommato c’è il 30-40% dei morti in meno rispetto a 20 anni fa è merito non solo delle strade e della maggiore consapevolezza di chi guida, ma anche delle vetture, che sono più sicure.

Ora lo step successivo sarà un’evoluzione nei sistemi di assistenza alla guida. Mi immagino che verranno sviluppate tecnologie in grado, ad esempio, di ricordarci di mandare un messaggio al nipote per il compleanno, o di avvertirci quando siamo stanchi, o quando dobbiamo prestare maggiore attenzione alla strada. Non credo ancora nell’auto completamente autonoma, ma sicuramente ci sarà un’evoluzione notevole nella tecnologia a supporto della guida.

Formula 1, 24 ore di Le Mans, Gp2, Formula E: corse e campionati esaltanti. Un aggettivo per identificare ogni singola gara o corsa.

F1: L’estremo sempre.
Le Mans: Costante veloce.
Gp2: Impara a sbagliare.
Formula E: Immaginando il domani.

Le vetture che corrono attualmente nel campionato di Formula E oggi devono cambiare macchina a metà della gara, il nuovo modello appena presentato sarà più veloce, ci metterà la metà del tempo a caricare le batterie e potrà completare la gara senza problemi! Tutta questa evoluzione in 5 anni!

Immagini un pranzo tra: Lei, Frank Williams, Colin Chapman e Enzo Ferrari. Chi avrebbe pagato il conto? E soprattutto che macchina avreste usato?

Sarebbe toccato a me, perché sono quello che da tutti loro ha imparato di più. Da Ferrari ho imparato il mestiere; faceva la vettura, il motore, tutto. Colin Chapman era semplicità, ha inventato l’aerodinamica e il motore portante. Williams è il costante inseguimento dell’equilibrio fra prestazione e costo. Se ci fosse un campionato, sarebbe il vincitore assoluto. Ma Ferrari era l’unico che faceva veramente tutto. Con che macchina saremmo andati? Secondo me si sarebbe imposto Ferrari, proponendo una macchina comoda, guidata dal suo autista.

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Oggi il mondo è cambiato, le auto sono sempre più automatizzate e abbiamo sempre meno tempo per “godere” della guida di una autovettura. Qual è il sapore di una vera auto?

Penso che continueremo a guidare, seppur con un grosso aiuto dal sistema che agevolerà sempre più la vita a bordo dell’auto, anche in pista. Ma magari fra due anni il mondo mi farà cambiare idea.

Se dovesse scegliere tra lo sviluppo, che ha superato anche i limiti fisici come quello di una 911, o un’idea geniale e subito all’avanguardia tecnologicamente, come una Tesla Model S, cosa sceglierebbe?

Oggi farei una bella ibrida che mi permetta di andare in città senza inquinare, ben prestazionale, con una bella aerodinamica, leggera e con un motore con i cavalli che ci vogliono che mi permetta di viaggiarci anche la domenica nei giri fuori città.

Lo sviluppo di una macchina da corsa è un concentrato di ricerca tecnologica di materiali che di applicazione degli stessi. Quanto una semplice vite o un rivetto possa essere importante in una vettura?

Beh, una macchina è un insieme di componenti tenuti insieme da un equilibrio costante, sono dell’idea che una macchina di alto livello deve essere composta in ogni minima parte dalla migliore componentistica, perché solo l’equilibrio produce la performance migliore.

La maggior parte delle persone pensa che le auto siano dei semplici “mezzi”. Personalmente ritengo che siano una delle poche passioni che avendo una lunga storia guardano sempre al futuro.

L’automobile è stata l’artefice della rivoluzione moderna, in quanto ha reso possibile la mobilità individuale. Io posso capire che ci sia qualche resistenza alla sua diffusione, però offre la possibilità di muoversi quando e come si vuole, una libertà che prima non c’era.

Pur di muoversi una volta le persone mettevano alle biciclette il motore ausiliario. Quella della mobilità individuale è stata una conquista enorme, che non si può cancellare. Togliere l’auto sarebbe una limitazione della libertà che faccio fatica a credere possa essere accettata.

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Nella storia, le corse sono state sempre il banco di prova per creare e testare nuove tecnologie. Quale sarà nei prossimi anni la tecnologia che dalla pista arriverà sulla strada?

Sono tantissime e continue le lezioni che ci arrivano dalle corse in pista. Le corse attuali stanno dimostrando che l’energia va recuperata, quindi io mi aspetto che fra 10 anni almeno tutte le auto saranno ibride. Se è vero che vogliamo sprecare un po’ meno, invece di scaldare i freni carichiamo le batterie.

Domanda secca: 4, 6, 8, 10 o 12 cilindri?

In questo momento direi un bel 4 cilindri turbo o un 6 cilindri turbo, perché si dovrà trovare lo spazio per mettere davanti i motori elettrici per recuperare energia.

Il nostro scopo è realizzare le vetture da competizione più veloci e sicure, con altissimi standard di qualità e supporto al Cliente

Ferry Porsche e Alec Issigonis: quale idea tecnica avrebbe rubato a questi due progettisti?

Alec Issigonis è un genio, è quello che ha ideato l’architettura che è diventata lo standard delle vetture di tutti i giorni. Era geniale, un progettista rivoluzionario, così come rivoluzionaria è stata la sua auto.

Porsche è stato quello che ha fatto ripartire l’industria tedesca, è sempre stato davanti a tutti. Aveva una grande conoscenza della fisica legata all’automobile. È un genio assoluto, tutti devono qualcosa a Porsche. Inoltre aveva la tecnologia. Ricordo che per la Miura utilizzammo dei sincronizzatori del cambio su licenza Porsche. È stato un osso duro per tutti.

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