Normativa per autolavaggio: come mettersi in regola per la salvaguardia dell’ambiente ed evitare pesanti sanzioni

Il rispetto della normativa per autolavaggi è importante per evitare seri danni ambientali e anche per essere in regola con le direttive vigenti. Orientarsi però tra le tante norme non è semplice, soprattutto nel caso di smaltimento di rifiuti e sostanze pericolose.

Vediamo allora di fare un po’ di chiarezza!

Tutti gli adempimenti ambientali per l’autolavaggio: la normativa e la gestione dei singoli rifiuti

In realtà non è corretto parlare di un’unica normativa per autolavaggio. Le auto, e di conseguenza anche il loro lavaggio, sono responsabili di molte emissioni inquinanti, ognuna regolamentata da specifiche direttive nazionali e locali.

Se gestisci un impianto di autolavaggio dovrai essere quindi in regola rispetto alla gestione di:

Ora esamineremo tutto nel dettaglio.

Rumore, uno dei principali fattori da monitorare per il corretto rispetto della normativa per autolavaggi

Il lavaggio delle auto prevede alcune fasi piuttosto rumorose. Le lance idropulitrici, gli impianti di asciugatura e gli aspirapolvere sono i principali responsabili dell’inquinamento acustico. Va poi considerato che molti impianti di autolavaggio sono self service aperti 24 ore su 24. Chiunque può accedervi in qualsiasi momento del giorno o della notte. E, per agevolarne l’utilizzo, sono spesso collocati in prossimità dei centri abitati, dove rumori troppo elevati possono infastidire i residenti.

Se uno di loro dovesse fare una segnalazione di disturbo, l’Arpa e il Comune devono verificare che i rumori rispettino i limiti imposti dalla normativa per autolavaggio di riferimento, il DPCM 14/11/1997. Se così non fosse, il titolare dovrà pagare una sanzione amministrativa e provvedere alla riduzione del rumore con interventi mirati.normativa autolavaggio - acque reflue

Ci sono varie soluzioni per contenere l’inquinamento acustico, diverse a seconda del tipo di impianto:

  • autolavaggio a portale mobile. Qui il rumore è omnidirezionale, per ridurlo puoi far montare tunnel insonorizzati di contenimento oppure speciali barriere acustiche
  • autolavaggio a tunnel. Le zone più rumorose sono l’ingresso e l’uscita. La soluzione ottimale prevede la realizzazione di una barriera acustica e di un prolungamento al termine nel passaggio attraverso un cabinato fonoassorbente e di una porta automatica, almeno in uscita. Meglio ancora se viene montata anche all’entrata.
  • autolavaggio self service. Spesso può bastare anche solo l’installazione di barriere acustiche. Se però l’impianto è in una zona abitata, è consigliabile prevedere una chiusura con pannelli fonoassorbenti e l’utilizzo di almeno una porta automatica.

Per limitare i costi ed evitare anche multe salate conviene però adottare tali accorgimenti in fase di progettazione e costruzione dell’autolavaggio.

Come adeguarsi alla normativa per autolavaggio relativa alla gestione degli scarichi di acque reflue

In Italia la gestione delle acque reflue è regolamentata dal D.Lgs. 152/06 e dalla disciplina regionale sugli scarichi. Quelli prodotti da un impianto di autolavaggio sono considerati scarichi industriali e devono seguire uno specifico trattamento. È necessario quindi richiedere una specifica autorizzazione tramite un’istanza di A.U.A. (Autorizzazione Unica Ambientale) allo sportello competente. Una volta ottenuta saranno poi effettuati controlli sull’impianto e sarà responsabilità del titolare dell’autolavaggio garantire il corretto smaltimento degli scarichi.

normativa autolavaggio - sostanze pericolose

In caso di inadempienze si incorre in sanzioni amministrative o anche penali. Se un impianto lavora senza autorizzazione o con autorizzazione sospesa o revocata oppure se non rispetta i valori limite imposti dalla legge, si procede infatti penalmente.

Per essere in regola esistono comunque diverse tipologie di trattamento delle acque reflue in autolavaggio: chimiche, biologiche, chimico-fisiche e più comunemente la combinazione delle tre.

Le più comuni sono:

  • sabbiatura e disoleazione mediante l’utilizzo di vasche di decantazione per autolavaggio in cui le parti solide si sedimentano nel fondo e quelle oleose in superficie.
  • utilizzo di disoleatori a coalescenza che prevedono l’impiego di un filtro. La parte oleosa risale verso l’alto mentre la restante acqua è filtrata e quindi immessa in una condotta di scarico.
  • uso di depuratori per autolavaggi installati a valle del trattamento. L’acqua quindi passa in un filtro sabbioso e un secondo a carbone attivo granulare che assorbe i residui di idrocarburi e solventi.

Anormativa autolavaggio - approvvigionamento idricopprovigionamento idrico e tutale ambientale: come gestirlo per evitare sprechi e rispettare l’ecososistema

Gli impianti più moderni sfruttano soluzioni per ridurre al minimo il consumo idrico, utilizzando anche il parziale riciclo delle acque scaricate mediante apposito depuratore per autolavaggio.

In generale comunque l’approvvigionamento può avvenire tramite acquedotto comunale oppure un pozzo privato.

Se scegli questa seconda opzione dovrai presentare una documentazione tecnica e una richiesta di autorizzazione. Sarà quindi valutata la fattibilità del progetto e ti verrà applicato un canone annuo che varia a seconda dei volumi idrici utilizzati.

Come limitare i consumi energetici attraverso impianti di ultima generazione o manutenzioni periodiche

Il funzionamento di un autolavaggio richiede importanti consumi energetici che però possono essere in parte contenuti. I macchinari più innovativi permettono infatti di ridurre sensibilmente il fabbisogno energetico. Per questo, al momento della progettazione dell’impianto, prediligi soluzioni moderne e meno dispendiose in termini di energia.

Inoltre anche la manutenzione periodica può fare la differenza: un impianto perfettamente funzionante e costantemente monitorato sarà anche più efficiente a livello di consumi elettrici.

Rifiuti speciali e le regole da seguire per un corretto smaltimento, stoccaggio e imballaggio

L’autolavaggio può trovarsi anche a dover gestire alcuni rifiuti speciali. Si tratta quindi di scarti contenenti sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente e che pertanto vanno smaltiti e trattati da aziende specializzate. Qualche esempio? Stracci o carta sporca usati nella fase di pulizia dell’auto, imballaggi vari o lo smaltimento di fanghi da autolavaggio.

Ogni rifiuto è classificato con una sigla, così come stabilito dal C.E.R. (il Codice Europeo ei Rifiuti). Anche per un autolavaggio la normativa prevede quindi che tali rifiuti siano stoccati seguendo precise regole. Intanto non è possibile mischiare diversi tipi di rifiuti. Ogni tipologia deve essere raccolta singolarmente, all’interno di contenitori adeguati al tipo di rifiuto e riportanti il codice C.E.R. di riferimento.

Non è possibile neppure accumulare rifiuti per periodi prolungati e tanto meno abbandonarli in discariche improvvisate o al suolo. Si possono però avere depositi temporanei, attenendosi sempre a precise regole che prevedono un periodo massimo di stoccaggio, lo smaltimento di determinate tipologie di rifiuto e specifici imballaggi, come previsto dalla legge.

Sostanze pericolose negli autolavaggi: quali sono e cosa, come manipolarle e smaltirle correttamente

Rientrano in questa categoria tutte le sostanze, liquide, solide o gassose, pericolose per l’uomo e per l’ambiente. Nel caso degli autolavaggi si tratta soprattutto di detergenti usati per la pulizia dei veicoli anche se in commercio ci sono molti prodotti ecologici per il lavaggio auto, validi quanto quelli chimici.

Per legge le sostanze pericolose devono comunque essere contrassegnate da un pittogramma riportante il relativo simbolo di pericolo. Devono inoltre avere una scheda di sicurezza in cui il produttore descrive la composizione del prodotto e i rischi che ne possono conseguire a seguito di una manipolazione sbagliata.

La normativa per autolavaggi impone quindi:

  • un corretto smaltimento a seconda del tipo di sostanza pericolosa
  • lo stoccaggio all’interno di specifici contenitori, possibilmente collocati in vasche di contenimento
  • l’uso di Dispositivi di Protezione Individuale adeguati
  • l’istruzione del personale riguardo i rischi cui è sottoposti

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