Edifici a basso consumo: è anche questione di tenuta all’aria e al vento

Nell’ottica di un progressivo miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici il tema della ridotta permeabilità dell’involucro edilizio assume una rilevanza fondamentale sotto molteplici aspetti.

Una buona tenuta è determinante per evitare le dispersioni energetiche, per mantenere le prestazioni energetiche, di comfort e durabilità previste in fase di progetto e per garantire una corretta gestione dell’umidità indipendentemente dalla tipologia costruttiva e dal tipo d’ intervento.

La progettazione del sistema di tenuta all’aria e di tenuta al vento (fig. 1) diventa pertanto lo strumento di cui il progettista deve avvalersi per risolvere le criticità che ogni progetto presenta.

Strati funzionali di tenuta all’aria e al vento
Fig. 1: Strati funzionali di tenuta all’aria e al vento

Conseguenze di una scarsa tenuta all’aria e al vento

Dispersione di calore 

Accumulo di umidità

Danni alla struttura

Inefficienza degli impianti

Discomfort abitativo

Discomfort acustico

Dal punto di vista del fabbisogno energetico, la scarsa tenuta all’aria comporta l’aumento delle dispersioni per trasmissione e ventilazione, dovuto alla presenza di infiltrazioni e spifferi, e l’aumento della trasmittanza termica dei componenti edilizi associato all’accumulo di umidità nella stratigrafia trasportata per convezione.

Dotando gli edifici di una buona tenuta, si garantisce infatti una corretta gestione dell’umidità, in quanto si evita lo sviluppo di moti convettivi d’aria all’interno degli elementi costruttivi. Essi sono in grado di trasportare quantità molto maggiori di umidità rispetto a quelle trasportate per diffusione e a provocare, a lungo termine, un aumento del rischio di danno alle strutture edilizie.

Inoltre, in caso sia presente un impianto di ventilazione meccanica controllata, un’elevata permeabilità non consente all’impianto di funzionare correttamente e di recuperare pienamente il calore disponibile, causandone una riduzione del rendimento.

Infine, garantire una ridotta permeabilità all’aria, significa garantire benessere all’interno dei locali, in quanto si limita l’ingresso di inquinanti all’interno degli ambienti, si hanno benefici in termini di comfort acustico e, nel periodo invernale, si elimina la percezione di discomfort dovuta a spifferi e la conseguente riduzione localizzata delle temperature superficiali degli elementi costruttivi.

Una buona tenuta serve a tutti

Spesso il tema della tenuta all’aria e al vento è ritenuto esclusivo delle nuove costruzioni e in particolare delle costruzioni in legno. Questo è un mito da sfatare in quanto i benefici di una ridotta permeabilità dell’involucro edilizio non possono essere appannaggio di una specifica tipologia costruttiva o di uno specifico tipo di intervento. Sebbene sia vero che le costruzioni in legno necessitino di maggiori accorgimenti per garantire la tenuta all’aria e al vento, non si deve pensare che gli edifici in muratura non richiedano altrettante accortezze.

La base di una buona tenuta è il progetto del dettaglio costruttivo, che deve essere risolto con la stessa attenzione. Se la giusta progettazione di alcuni dettagli, come il nodo finestra e il nodo parete-tetto, può dirsi pienamente acquisita dai progettisti, è bene focalizzarsi sugli altri nodi che lo sono meno nella pratica di cantiere.

ATTACCO A TERRA

Edificio con struttura in latero-cemento

Nel caso di struttura in latero-cemento, la tenuta all’aria è generalmente garantita dall’intonaco interno. Per garantire la tenuta anche in corrispondenza dello spessore del massetto è bene eseguire un rinzaffo nella porzione interessata prima del getto del massetto stesso e prima della posa degli intonaci. Questo è particolarmente importante in caso di riqualificazione quando è possibile che il supporto sia ammalorato o non omogeneo.

Esempio di attacco a terra in edificio con struttura in latero-cemento
Fig. 2 - Esempio di attacco a terra in edificio con struttura in latero-cemento

Edificio con struttura in Xlam

Nel caso di edifici con struttura in pannelli Xlam il giunto tra la parete e la platea di fondazione va sigillato tramite nastratura o raccordato con un telo opportunamente nastrato al supporto.

Fig. 3 - Esempio di attacco a terra in edificio con struttura in Xlam
Fig. 3 - Esempio di attacco a terra in edificio con struttura in Xlam

ATTACCO PARETE - SOLAIO DI INTERPIANO

Fig. 4 – Esempio di nodo solaio-parete in edificio con struttura in latero-cemento
Fig. 4 – Esempio di nodo solaio-parete in edificio con struttura in latero-cemento

Edificio con struttura in latero-cemento

Le considerazioni per il nodo tra parete e solaio di interpiano per gli edifici in muratura sono le medesime dell’attacco a terra. Generalmente la tenuta all’aria del nodo è garantita dall’intonaco interno ed è preferibile realizzare un rinzaffo sulla parete in corrispondenza dello spessore del massetto e ripristinare il supporto in caso di riqualificazione.

Fig. 5 - Esempio di nodo solaio-parete in edificio con struttura in Xlam
Fig. 5 - Esempio di nodo solaio-parete in edificio con struttura in Xlam

Edificio con struttura in Xlam

Anche nel caso di edifici con struttura in pannelli Xlam le considerazioni fatte per l’attacco a terra possono ritenersi valide anche per il nodo tra parete e solaio di interpiano, con la differenza che quest’ultimo nodo dovrà essere trattato anche all’intradosso del solaio con un’adeguata nastratura.

ELEMENTI PASSANTI

Gli elementi passanti costituiscono delle discontinuità degli strati funzionali di tenuta all’aria e al vento e pertanto devono essere adeguatamente trattati, utilizzando pezzi speciali che garantiscano tenuta, impermeabilizzazione e durabilità agli agenti atmosferici. Utilizzare pezzi speciali è molto importante perché consente di ripristinare gli strati di tenuta senza alterarne le prestazioni.

Nel caso siano presenti falsi travetti passanti, è importante ripristinare gli strati di tenuta lungo tutto il perimetro dell’elemento.

Infine è bene evidenziare l’importanza di garantire tenuta all’aria e al vento anche in corrispondenza del passaggio degli impianti, che spesso è trascurato, pur costituendo un punto di criticità al pari degli altri nodi costruttivi. Se il componente impiantistico attraversa l’involucro edilizio, deve pertanto essere nastrato o trattato in modo tale da non alterare gli strati di tenuta.

Fig. 6 – Esempio di nodo tra copertura ed elemento passante
Fig. 6 – Esempio di nodo tra copertura ed elemento passante

Naturalmente non esiste un sistema di tenuta che possa essere applicato in tutte le situazioni, ma il sistema e i materiali dovranno essere scelti in base alle specificità del progetto. Per essere efficaci gli strati di tenuta devono essere continui su tutta la superficie dell’involucro. Fondamentale è per questo la progettazione del dettaglio costruttivo, necessario a garantire in fase esecutiva la continuità degli strati di tenuta in ogni punto dell’involucro edilizio.

Infine è importante utilizzare materiali specifici e sistemi efficaci e duraturi, scelti in base alla tipologia costruttiva e al sistema di isolamento di progetto.

Per concludere

Il progressivo miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici verso cui ci indirizza l’Unione Europea accende i riflettori sulla tenuta all’aria e sulla tenuta al vento dell’involucro edilizio, aspetto altrettanto importante della coibentazione termica degli edifici.

Coibentazione termica ed ermeticità dell’involucro edilizio devono andare di pari passo: edifici con elevata coibentazione richiedono una ridotta permeabilità per mantenere il fabbisogno energetico previsto in fase di progetto, garantire durabilità ai componenti edilizi e mantenere elevato il comfort interno.

Fondamentali sono la progettazione degli strati funzionali di tenuta all’aria e al vento e lo studio del dettaglio costruttivo indipendentemente da tipologia costruttiva e tipo di intervento. Ogni intervento deve essere studiato ad hoc utilizzando materiali idonei, risolvendo tutte le discontinuità (comprese quelle impiantistiche) e prestando molta attenzione alle operazioni di posa in cantiere.

A cura di: Ing. Elena Stagni 
Articolo tratto dalla Rivista CasaClima_DueGradi

Agenzia CasaClima

LA NORMATIVA ITALIANA IN MATERIA DI TENUTA ALL’ARIA E AL VENTO

A differenza di quanto avviene in altri Paesi europei, la legislazione nazionale non introduce, per ora, requisiti minimi di tenuta all’aria né per gli edifici residenziali nè per gli edifici aventi altra destinazione d’uso. Sono pertanto i progettisti che devono fare scelte progettuali tali da garantire la tenuta all’aria e al vento dell’involucro edilizio.

La norma di riferimento è la UNI EN ISO 9972:2015 “Prestazione termica degli edifici. Determinazione della permeabilità all’aria degli edifici. Metodo di pressurizzazione mediante ventilatore” (che sostituisce la UNI EN 13829:2002) che definisce la procedura per eseguire il Blower Door Test (Metodo A – prova di edificio in uso o Metodo B – prova dell’involucro edilizio).

Attraverso il Blower Door Test è possibile stimare la portata di aria ricambiata dall’edificio in condizioni di una differenza di pressione, tra esterno ed interno, di 50 Pascal e di definire il valore di ricambio caratteristico dell’edificio n50, che indica quanto spesso è ricambiato l’intero volume d’aria dell’edificio ogni ora.

L’Agenzia CasaClima è l’unico ente a richiedere l’obbligatorietà del Blower Door Test per la propria certificazione sia per le nuove edificazioni sia per il risanamento.

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