Intervista a Nicola Rizzoli, ex arbitro internazionale: come prendere decisioni efficaci in pochi istanti?

Intervista a Nicola Rizzoli, ex arbitro internazionale: come prendere decisioni efficaci in pochi istanti?
Intervista a Nicola Rizzoli

Nel 2013 viene designato per arbitrare la finale di Champions League Bayern Monaco-Borussia Dortmund. Nel 2014 ha arbitrato Germania-Argentina, la finale dei Mondiali di Calcio in Brasile. Nel 2016 ha ricevuto il Premio Giulio Campanati, venendo giudicato dalla UEFA come miglior direttore di gara del Campionato Europeo di Calcio UEFA Francia 2016. Dal 2011 al 2017 è stato premiato come miglior arbitro AIC. Stiamo parlando di Nicola Rizzoli, esempio di professionalità, serietà e passione. Lo abbiamo intervistato al Würth Customer Day, dove ci ha parlato di VAR, ma anche di come si prendono decisioni in momenti difficili, offrendo utili consigli agli imprenditori in platea.

Prendere decisioni importanti, in pochi secondi. Lo deve fare un arbitro in ogni competizione sportiva, ma spesso anche il manager di un’azienda. Qual è la tua ricetta per gestire lo stress in questi casi?

Senza dubbio lo stress è uno dei fattori che può influire maggiormente su una decisione, nel bene, ma soprattutto nel male. Come gestirlo? È qualcosa che si impara nel tempo, nessuno può dirti come fare. È importante seguire un processo decisionale, basato sull’allenamento, tattico, tecnico, mentale, fisico, per arrivare a una decisione… che a volte può anche essere sbagliata, siamo esseri umani.

Hai arbitrato Germania-Argentina ai mondiali di calcio del 2014 in Brasile. Come ti sei preparato per questa partita? È sufficiente ripassare il regolamento?

La finale di un Mondiale è qualcosa di particolare: coinvolge non solo i giocatori, i club, ma intere nazioni. Si tratta di una responsabilità molto grossa, non solo per l’arbitro, anche per le squadre. Alla base c’è una preparazione approfondita: sapevamo come giocava ogni giocatore sia dal punto di vista tecnico che tattico. Grazie a una preparazione a 360° gradi riuscivamo a essere pronti quando in campo si attivavano determinate dinamiche. L’importante è capire prima quali possono essere le situazioni da risolvere dopo.

Come si prendono le decisioni quando dall’altra parte ci sono milioni di tifosi che possono contestarti?

Nella maniera più semplice. Se si pensa al peso e alle conseguenze che questa decisione può avere, il rischio è di non sentirsi liberi e di non prendere la decisione giusta. A calcio si gioca sempre 11 contro 11… Le decisioni si prendono con grande semplicità, dopo essersi preparati nel modo migliore.

Anche l’arbitro è umano e a volte sbaglia. Come si affronta in campo un errore arbitrale?

Prima di tutto l’errore va riconosciuto, studiato e analizzato per far sì che diventi esperienza, per crescere e migliorare. Di positivo c’è che in campo si fanno sempre scelte consapevoli, non ci si rende conto di aver sbagliato, ma nel post partita è possibile analizzare l’errore. Siamo uomini, possiamo sbagliare, non dobbiamo essere presuntuosi, pensare di essere infallibili. Ma dobbiamo sempre fare il nostro lavoro al meglio.

A proposito di VAR, in che modo la tecnologia può influenzare il ruolo dell’arbitro?

Può aiutarlo tantissimo, rendendo possibile un maggiore controllo. La VAR non può sostituirsi all’arbitro, ma nelle situazioni importanti di gioco, quelle che possono essere determinati per l’esito di una partita, può aiutare a prendere la decisione corretta a fronte di un chiaro errore arbitrale.

Hai detto che fare l’arbitro significa far rispettare le regole del gioco, ma anche imparare. Qual è la partita da cui hai appreso di più? E cosa?

Da ogni partita. Se dicessi da una sola, sbaglierei. Sicuramente la partita da cui ho imparato di più è stato un derby in Sicilia, molto difficile, la partita fu sospesa per mezz’ora tra primo e secondo tempo… ho imparato moltissimo in quell’occasione, soprattutto nella gestione delle situazioni e delle persone.

Hai avuto modo di vedere tantissime squadre competere per la vittoria. Quali sono gli ingredienti che fanno vincere una squadra?

“Capito” è una parola grossa… Ma sono sicuro che i vincenti, oltre a fare bene il proprio lavoro, si divertono. Il mix tra divertimento e professionalità aiuta a essere vincenti. Se una persona riesce a fare le cose al meglio e a divertirsi è vicina alla vittoria!

Arrivi all’apice della tua carriera, arbitri la finale dei mondiali o sei l’amministratore delegato di una grande azienda. Come non correre il rischio di perdere gli stimoli?

Tornando sulla terra, subito. La prima partita che ho voluto arbitrare dopo la finale dei Mondiali è stata un’amichevole tra Bologna e Sassuolo a Sestola. Questo vuol dire tornare dal Maracanã, uno degli stati più grandi e con più storia al mondo, e arbitrare a Sestola, in un campetto sulle colline bolognesi. Tornare subito dalle stelle sulla terra aiuta a guardare le cose con la prospettiva giusta, ad avere ancora voglia di lavorare, sudare, raggiungere risultati. Se una persona, soprattutto uno sportivo, non avesse stimoli, questo sarebbe il primo segnale per appendere le scarpe al chiodo.