Il ruolo strategico delle Risorse Umane per il futuro del cambiamento aziendale

Per la rubrica mensile Ideas for Managers, abbiamo intervistato Lucia Simonato, HR Director in Würth Italia: qual è il ruolo strategico delle Risorse Umane per il futuro del cambiamento aziendale?

Lucia Simonato

Dopo la Laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, inizia il suo percorso professionale nel mondo Pharma. Approda alle Risorse Umane occupandosi di Formazione e Sviluppo, lavorando in diversi gruppi internazionali per seguirne l’evoluzione di Manager ed Executives a livello globale. In Würth Italia dal 2016 come HR Director, la sua mission è di rendere Würth un’azienda che fa dell’innovazione una leva strategica per lo sviluppo delle persone.

Come sta cambiando il ruolo del professionista HR oggi?

Il ruolo dell’HR all’interno delle aziende sta diventando sempre più strategico. Essendo la funzione più orientata nel medio-lungo termine, deve offrire il proprio aiuto, anche in funzione di business, nell’accelerare i cambiamenti organizzativi per rimanere competitivi sul mercato. Nelle risorse umane inoltre la centralità delle persone è sempre più chiave, ecco perché è necessario che l’HR accompagni le persone verso questo cambiamento.

Che impatto sta avendo la Digital Transformation sui processi aziendali?

Ci sono diversi processi aziendali coinvolti nel cambiamento grazie alla Digital Transformation e possiamo riassumerli in 3 aree. La prima è legata a una diversa scelta di luoghi e orari di lavoro, facilitati dalla tecnologia; la seconda riguarda gli strumenti di comunicazione, collaborazione e gestione progetti che facilitano l’interazione tra le persone, anche appartenenti a team interfunzionali; la terza è associata a un diverso modello di leadership, molto più orientata a una gestione per obiettivi e legata all’empowerment delle persone, dove la centralità dell’individuo diventa ancora più importante.

Quali sono le leve su cui collaboratori e manager devono puntare?

Il collaboratore deve puntare a una visione imprenditoriale del proprio lavoro, operando in autonomia, per obiettivi, e sapendosi organizzare per priorità. Dall’altra parte il ruolo del manager deve essere sia quello di coordinare il lavoro in team sia quello di gestire le singole persone, mirando allo sviluppo di ogni collaboratore. La figura del manager come coach diventa dunque centrale rispetto al passato.

Lo Smart Working rappresenta una sfida in questo processo di cambiamento?

Rappresenta una grandissima sfida. Riuscire a rendere visibile il win-win lato collaboratore e lato azienda non è immediato. Se dal punto di vista personale la sensazione di benessere è tangibile, perché la motivazione aumenta e risulta più semplice trovare un equilibrio tra il lavoro e la sfera privata, in azienda è necessario mostrare con obiettività le KPI di produttività e definire in modo chiave obiettivi e risultati concreti per ogni singolo collaboratore.

Come sta affrontando Würth questa sfida?

Abbiamo cominciato ad affrontarla un anno e mezzo fa, quando è partito il progetto pilota e abbiamo testato strumenti, processi e competenze. Questo ci ha permesso di arrivare ben preparati alla pandemia. Poi sicuramente abbiamo accelerato moltissimo i processi in termini di arruolamento delle persone, test degli strumenti, intensificazione delle giornate. Ora dove siamo? Stiamo definendo la nostra nuova normalità non solo come strumenti e processi, ma soprattutto come nuovo modello di leadership che ci permetterà di essere più competitivi sul mercato del lavoro.