Progettazione prestazionale: la vera sfida è avere in mente l’obiettivo da perseguire e trovare il modo per raggiungerlo

Qual è la direzione da prendere? Talvolta cambiare strada è molto difficile, soprattutto quando nessuno ci dice come fare per attuare il cambiamento. Questa infatti è la vera sfida: avere in mente l’obiettivo da perseguire e trovare il modo per raggiungerlo.

Nell’era della velocità e del progresso, occorre attrezzarsi per dare (e avere) le giuste informazioni per arrivare al dunque. Non serve tanto dettagliare esattamente il percorso, ma piuttosto identificare esattamente le performance che ci si aspetta di ottenere. Un concetto tanto più vicino alla professione di progettista di quanto si creda: la tendenza (che non è solo moda) è quella di staccarsi da tutto ciò che descriva puntualmente i passaggi logici e decisionali.

Progettazione: da prescrittiva a prestazionale

Per gli addetti ai lavori si parla di “progettazione prestazionale”: una risposta concreta e innovativa al problema di un controllo quasi totale in un campo, quello edilizio, che è rimasto sostanzialmente l’unico con un grado di incertezza ancora molto sensibile.

La dicitura “prestazionale” può risultare incompleta o poco approfondita, ma nel concreto si tratta di una libertà progettuale fortemente controllata e governata: lo scopo è quello di rivendicare esattamente ciò che viene scelto senza vincolarsi a scomodi equivoci legati a diciture obsolete. Questo permette, ad esempio, di poter uscire in fase di gara in uno stato di sviluppo progettuale non ancora approfondito o di evitare spese impreviste dettate da varianti o modifiche in corso d’opera.

progettazione prestazionale

La progettazione prestazionale deve entrare nell’operatività

Scendendo nell’operatività, è interessante capire come tutto ciò può e deve entrare a far parte del modus operandi della progettazione.

Dai temi tecnici di computazione e modellazione a quelli più etici di sensibilità sociale e ambientale, la direzione univoca è quella della prestazionalità. Significa che i documenti di lavoro, quali capitolati speciali d’appalto, elenchi prezzi e modelli informativi devono parlare con un linguaggio diverso da quello usuale. Vuol dire, per esempio, che quando progettiamo degli spazi non bisogna più rispettare solamente i limiti di accessibilità o antincendio, ma bisogna ragionare in termini di Design for All o Fire Engineering & Safety Management.

Il progettista che si adopera a redigere un capitolato o un elenco prezzi deve aver consapevolezza delle scelte operate, dichiarando esattamente le classi d’uso o di prestazione di un elemento coerentemente con l’obiettivo prefissato, esplicitate dalle normative UNI di riferimento, a prescindere dal materiale o dal modello. Ecco che i documenti tecnici diventano indispensabili per il facility management, la direzione lavori, nonché uno strumento di tutela e garanzia in caso di controversie tra le parti (committenza, imprese, progettista).

Tutto ciò è garantito dall’elemento “prezzo” in questo senso: sarebbe errato minimizzare la questione scegliendo i valori più performanti per un elemento perché il suo costo sarebbe molto elevato e non sostenibile se il procedimento venisse effettuato per qualsiasi voce.

Progettazione prestazionale vuol dire anche flusso di lavoro ottimizzato

L’operazione più ambiziosa sarebbe, infine, quella di far comunicare i documenti tra loro in maniera univoca, trasversale e senza refusi. Nello sviluppo di questi file diventa quindi necessaria una codifica interna standard che possa identificare un elemento nel modello con le relative voci di elenco prezzi e capitolato. Ciò diventa indispensabile anche per l’utilizzo di software di interfaccia tra le discipline in modo che il workflow diventi ottimizzato e interattivo tra i documenti (le modifiche vengono riconosciute e riportate in ogni documento).

Progettazione prestazionale: ne vale la pena?

Sicuramente questa rivoluzione suscita uno smarrimento che può sfociare nel disinteresse, dovuto al fatto che appare un intento quasi futuristico e distante dal lavoro di tutti giorni. Ad oggi, probabilmente, è così anche per i più esperti tra gli addetti ai lavori, in quanto risulta dispendioso e complesso implementare un sistema del genere che incarna sostanzialmente una nuova politica lavorativa.

Sono comunque molteplici i risvolti positivi, soprattutto nella fase di construction management: risulta molto efficiente rispetto al processo tradizionale sia in fase di cantiere sia nella gestione dei costi. Si riesce a oggettivare ogni scelta progettuale, così da poterla controllare e quantificare in ogni fase della lavorazione e per tutto il ciclo di vita.

Risulta chiara, dunque, la strada da percorrere: se la bussola indica questa direzione, forse vale la pena seguirla per arrivare velocemente in un porto che sia più sicuro di un eterno trastullarsi in alto mare.

Articolo dell’Ing. Edoardo Valentini, referente per la progettazione prestazionale di Contec Ingegneriasocietà del Gruppo Contec che offre servizi integrati di ingegneria.

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